Venti del Sud n. 9 – Luglio/Agosto 2021

Venti del Sud n. 9 – Luglio/Agosto 2021

Giacomo Zuppolini imprenditore per caso e per passione

In (dis)equilibrio tra lo studio della medicina e il lavoro in impresa

A cura di Roberto Celentano*

Giacomo Zuppolini

Giacomo Zuppolini, 28 anni della provincia di Avellino e studente di Medicina a Napoli, si definisce appassionato d’impresa. La ricerca continua di uno sfogo alla sua creatività e la passione per la produzione di valore lo hanno portato ad essere co-protagonista in un’attività imprenditoriale di trasformazione delle nocciole, poi in quella del fratello che riguarda il commercio di oro e diamanti, ed infine in una legata al mondo della medicina estetica e a quello della comunicazione digitale. Il tutto mettendo al centro del progetto i valori personali e le persone.

Idee chiave

  • Come una cosa conduce ad un’altra
  • Le idee per fare impresa nascono dalle proprie passioni
  • La persona al centro di tutto

 

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“E’ appena trascorso un anno molto strano. Nonostante l’economia sia al punto più basso dal secondo dopo guerra, quando tutto questo sarà passato ci sarà una spinta all’innovazione, alla crescita come non si vedeva da un sacco di tempo. In questo momento, e sembrerà paradossale, ho apprezzato il lockdown. Il fatto che ci abbiano fermato, che mi abbiano fermato, mi ha costretto a prendermi del tempo per me, un intervallo che altrimenti non avrei potuto ritagliarmi. Così ho avuto la possibilità di fare delle riflessioni importanti sulla mia vita e le mie esperienze d’impresa”.

Sono queste le parole con cui Giacomo inizia a raccontare di come abbia incrociato il mondo dell’impresa e di come ne sia stato travolto.

Le prime esperienze nell’imprenditoria: dalle nocciole ai diamanti
Per Giacomo essere imprenditore è più di una scelta.

“Diventare imprenditore è una trasformazione che tu vivi dentro. La vivi nel momento in cui ti rendi conto che tutto quello che fai nella vita ha un punto centrale nella volontà di crescere o di contribuire in qualche modo ad un percorso o progetto imprenditoriale che vorresti fare tuo. Una sorta di voglia di vedere le cose crescere. È un’inclinazione che hai verso tutto: la tendenza ad essere disposto sempre a discutere, a confrontarti, per capire quali sono le strategie migliori che una persona, o un politico, può adottare; a dire sempre la tua, a capire cosa c’è dietro certe dinamiche. In questo modo ti trovi a fare l’imprenditore. Prima assaggi la torta col dito e poi pian piano ti trovi sempre più coinvolto in percorsi decisionali”.

Il primo passo da imprenditore – racconta Giacomo – è stato partendo dalla politica. Con un suo amico, Francesco, tutto è iniziato dalla comune passione per la politica. A sedici anni frequentavano le scuole di politica insieme. Si sentivano diversi dalla maggior parte dei coetanei. Francesco era coinvolto in un’attività imprenditoriale familiare. Si occupava di raccogliere le nocciole e rivenderle alle aziende di trasformazione. Era un’attività puramente agricola fatta nei mesi di settembre e ottobre.
nocciole
Le sere d’estate i due amici si fermavamo, dopo le riunioni della segreteria giovanile del partito, a parlare dell’azienda di Francesco e degli intoppi che il padre e il nonno incontravano nell’attività. C’era quel sano confronto che porta poi le persone a chiedersi il perché di certe dinamiche. Tutto all’inizio era una chiacchiera. Giacomo era iscritto al primo anno della facoltà di medicina, Francesco aveva appena finito il liceo, era l’estate post-diploma, e aveva iniziato a mettere le mani in maniera più decisa nell’attività di famiglia. La volontà di mettersi in gioco senza dover per forza aspettare l’evoluzione di tutte le fasi normali della vita, come continuare gli studi e ultimare il proprio percorso di formazione, ha spinto Francesco a cambiare l’attività canonica di famiglia “rubando” alcuni passi alla raffinazione del prodotto per diventare anche trasformatori aggiungendo valore, e remunerazione, al processo produttivo. Iniziarono, così, a mettere in comunicazione l’attività di Francesco con dei potenziali nuovi clienti. Francesco aveva bisogno di qualcuno che gli desse una mano, soprattutto di una persona amica. In questo modo iniziò la collaborazione con Giacomo, in maniera defilata e indefinita e con l’impegno di vedersi ogni settimana. Giacomo aveva 18 anni. I due amici fecero dei primi accordi con i CRAL (circoli aziendali) dove lavoravano genitori e parenti per inserire le nocciole sgusciate nei sacchi alimentari aziendali. Con il passare del tempo l’attività si intensificò e l’impegno cambiò. Questa esperienza è durata circa tre anni. Giacomo non ha mai avuto un ruolo standard, anche perché l’azienda, soprattutto nelle fasi iniziali, non aveva un assetto tale da potersi permettere un organigramma aziendale a tutti gli effetti. Si occupava delle relazioni con enti e aziende e cercava di contribuire allo sviluppo del prodotto e del marchio. Con il passare del tempo Giacomo capì che non era quello il settore in cui voleva crescere. C’era troppa divergenza tra la visione del progetto che aveva lui e quella di Francesco. Quindi, un po’ per il percorso universitario che remava in un’altra direzione, un po’ perché l’azienda iniziava a crescere e l’impegno diventava sempre maggiore Giacomo decise di concludere la sua esperienza con Francesco con grande serenità, stima e amicizia.

“A tutt’oggi con grande piacere ci confrontiamo e sono contento che l’azienda abbia continuato a crescere. L’azienda si chiama Azienda agricola Francesco Sodano. Attualmente gira su un fatturato molto buono considerando che è un’azienda che è partita da zero e facendo grossi sacrifici. Mi ricordo che all’inizio quando riuscimmo a strappare il primo finanziamento di 50 mila euro al gruppo Intesa ci sembrava di aver fatto una rapina a Fort Knox. Poi crescendo ti rendi conto che quelle cifre sono veramente niente. Ho fatto questa esperienza con un pizzico di incoscienza e andando contro i pareri della mia famiglia e delle persone che conoscevo”.

Dalla prima esperienza imprenditoriale con un amico Giacomo passa ad una seconda esperienza con il fratello. Il fratello di Giacomo aveva fatto un percorso lavorativo particolare. Ottenuta la specialistica in finanza si trasferì in Africa e iniziò a fare commercio di materie preziose, in particolare si occupava di intermediazione di diamanti e oro. Lo fece per circa tre anni. Giacomo, liberatosi dall’impegno con Francesco, fu coinvolto. Era la persona di fiducia del fratello (sempre impegnato in Africa) che andava ad intermediare con il Tarì (è un centro orafo, polo produttivo e distributivo di preziosi ed affini, costituito da 380 aziende consorziate e situato a Marcianise nella provincia di Caserta), con le banche e gli acquirenti.
gemme
Questa esperienza ha permesso a Giacomo di approfondire la conoscenza del mercato del lusso, cosa che gli è tornata utile successivamente. L’esperienza è durata circa due anni e mezzo e nel frattempo Giacomo ha continuato a studiare medicina all’università. Non ha mai pensato di abbandonare il percorso universitario, ha sempre creduto che alla fine tutte queste peregrinazioni lavorative lo avrebbero portato a trovare un punto di raccordo con quello che studiava.

La chirurgia estetica
Finita l’esperienza con il fratello, Giacomo è tornato a fare lo studente a tempo pieno, deciso a continuare gli studi senza altre fantasie e con l’intenzione di normalizzare la sua vita. Un po’ per il destino, un po’ per la sua indole, perché – racconta – ha la tendenza a cercare in maniera ossessiva le sfide, si è ritrovato di nuovo in gioco.

“Un mio amico dell’università è il figlio di un chirurgo che ha una clinica, adesso abbastanza importante in Campania. Prima di quello che sto per raccontare il chirurgo era un chirurgo medio che aveva il suo bel giro. Aveva da poco acquisito una nuova struttura, ma non aveva la prontezza imprenditoriale e manageriale per poter passare dall’idea dello studio medico a quella di una clinica con dipendenti. All’epoca lavorava con un’agenzia che si occupava di viaggi e che gli curava la parte marketing e social, non con grande successo. Con il figlio ci siamo trovati spesso a parlare dell’inconsistenza della struttura, di percorsi lavorativi, di dinamiche imprenditoriali. Un giorno mi chiese di andare a parlare con suo padre. Lo conobbi e mi disse che potevo essere la persona giusta per lui. Mi offrì di andare a dargli una mano nel pomeriggio. Inizialmente dovevo supervisionare la parte marketing e sviluppo. Un po’ alla volta mi ha affidato tutta la gestione del progetto. Mi sono trovato ad essere, nell’arco di un anno, uno dei membri della direzione della clinica composta da tre persone: il proprietario della struttura, il direttore sanitario e amministrativo del gruppo immobiliare che faceva capo a questo chirurgo – poi divenuto mio socio nel progetto attuale –, ed io – il più giovane – con il compito di gestire il personale, il marketing, lo sviluppo della linea di cosmetica e la gestione del comparto della medicina estetica”.

Questa esperienza – racconta Giacomo – è stata molto importante, lo ha fatto crescere. Ha avuto la possibilità di coniugare la sua indole imprenditoriale con il percorso di studi: “credo di aver trovato quello che mi piace fare nella vita”.
chirurgia
Un po’ per fortuna, un po’ per bravura e vuoi perché alle volte si creano delle alchimie particolari il successo di questa avventura diventa clamoroso. Passano dal fare 25 interventi al mese a 100. Si tratta di interventi di chirurgia plastica che non sono convenzionati e quindi completamente a carico del privato. Il successo è dovuto – secondo Giacomo – su idee di marketing innovative e spinte, sullo stile americano, fuori dagli schemi tipici per queste attività. Hanno dato un tocco giovanile alla pubblicità e messo a disposizione budget importanti. Il risultato è che sono diventati famosi e ricercati. Sono finiti su Canale 5e su Rete4. Il dottore ha scritto un libro alla cui presentazione sono state vendute quasi 200 copie.

“Si tratta di risultati impensabili considerando il punto di partenza. Lui è un medico normale, non uno eccezionale ed è diventato una superstar. Ha modificato la sua vita, ha fatto molti soldi, è diventato famoso, a Napoli per strada la gente lo ferma per farsi le foto. Tutto questo è avvenuto per l’80% grazie al marketing. Abbiamo venduto un medico normale come la Ferrari della chirurgia. Ho ancora difficoltà ad inquadrare la tipologia del successo. Gli altri chirurghi si sono chiesti come sia stato possibile trasformare uno sconosciuto nel chirurgo che operava di più in tutto il sud Italia”.

Il caso Excelsa
Questa tipologia di successo – continua a raccontare Giacomo – in una persona che fino a poco prima non era conosciuta può destabilizzare: “quando passi da una vita regolare a diventare così famoso perdi di vista quelle che sono le linee guida imprenditoriali”. Per questo motivo il direttore della struttura si è allontanato dal chirurgo e la situazione che si è creata ha finito per compromettere l’esperienza lavorativa di Giacomo in questa clinica. Il proprietario della clinica, socio di questo chirurgo, avendo vissuto tutte le fasi del processo aveva capito quale era stata la chimica che aveva portato alla crescita delle attività e propone a Giacomo (gennaio 2019) di iniziare un percorso totalmente nuovo. Il chirurgo non aveva maturato uno spirito imprenditoriale e non voleva rinunciare a quello che era il suo stile di vita. Decidono di interrompere il rapporto con il chirurgo. Giacomo accetta la nuova proposta e iniziano a dare vita a qualcosa di completamente nuovo, che è Excelsa. Si tratta di un progetto che ha il suo primo centro pilota a via Scarlatti (nel quartiere Vomero di Napoli), dove ci si occupa solo di medicina estetica e chirurgia plastica. Dopo aver visto tutti gli aspetti meno belli della chirurgia, quando smette di essere medicina e diventa un mix tra business e chirurgia, ma in modo poco professionale e efficiente, Giacomo e l’ex socio del vecchio chirurgo decidono di far nascere Excelsa con l’idea di capovolgere l’orientamento mettendo al centro di tutto il paziente.

“Normalmente quando si va da un chirurgo è lui che è al centro e il paziente ruota attorno a lui, non hai la possibilità di decidere, di controbattere, di chiedere ciò che è meglio. Con Excelsa abbiamo pensato di spacchettare la chirurgia. Mentre, di solito, c’è un chirurgo plastico che fa tutto, nella clinica abbiamo messo un chirurgo plastico che si occupa della parte del corpo che va dal collo in giù, e un chirurgo che si occupa della parte che va dal collo in su. La medicina estetica è un campo in cui si buttano un po’ tutti, anche il cardiologo, perché c’è una facilità di guadagno. Da noi ci sono solo medici che hanno fatto un corso di specializzazione in medicina estetica. In Campania c’è ne sono solo 10 e tre di questi sono da noi”.

Secondo Giacomo in Excelsa il paziente può scegliere ciò che è meglio per lui. Quando un paziente va da Excelsa, non trova un medico, ma dei medici che lavorano in squadra e che valutano il problema e danno più soluzioni in modo che il paziente possa scegliere quella che sente più adatta a sé. Questa cosa, dal punto di vista medico non esiste – ci tiene a sottolineare Giacomo – perché la medicina è un mondo individualistico, ripetitivo, in cui spesso la competizione ruba la scena agli interessi del paziente.
estetica
Nonostante il progetto Excelsa sia partito in un periodo strano (i lavori sono finiti a marzo 2020 e la struttura ha aperto una settimana prima del lockdown, poi ha dovuto chiudere e riaprire a maggio 2020) i riscontri che hanno ottenuto lasciano molto ben sperare Giacomo. Le persone non sono più sprovvedute come una volta. Prima, quando si andava da un medico si era in balia totale delle sue parole, non si avevano strumenti per valutare la qualità della diagnosi che veniva fatta e si era costretti a seguire le sue indicazioni senza poter sapere se erano giuste. Con l’avvento della comunicazione digitale questa barriera è caduta, le persone non sono più allo sbaraglio quando vanno da un medico, si informano e spesso sono molto preparate e sono in grado di capire quando un medico è professionale e corretto nei loro confronti o quando cerca di fare il commerciante.
La soddisfazione di Giacomo è palpabile:

“Il mio socio ha la specializzazione per la medicina estetica ed io sono il direttore artistico, quello creativo del gruppo, che guida questo progetto da un anno. Ad oggi, questa mi sembra la sintesi di tutte le esperienze imprenditoriali e lavorative, apparentemente scollegate, che ho fatto nel corso degli anni”.

Fare impresa e l’oscillazione tra denaro e valori
Posto davanti alla scelta se fare il medico (una volta laureato) o l’imprenditore che valorizza le persone con cui collabora Giacomo non ha dubbi.

“Io credo che non raggiungerò mai un equilibrio. Non sono una persona tagliata per una vita da ambulatorio o in ospedale. Fondamentalmente mi sento un creatore. Ho un’inclinazione che mi spinge a pensare una versione 2.0 delle esperienze che vivo. Per esempio, se mi trovo in una struttura e mi viene data una mansione, ho la tendenza non a svolgere il compito e basta, ma a farlo guardando a come potrebbe evolvere il mondo nel prossimo futuro”.

Dopo la prima esperienza fatta in clinica Giacomo ha creato una piccola società di marketing che si occupa di comunicazione in ambito sanitario (si tratta di un percorso parallelo a quello di Excelsa). Ha tre dipendenti, che lui chiama “la mia squadra”, con cui segue, dal punto di vista digitale, tutti i professionisti che lavorano con Excelsa. È molto interessante l’integrazione tra attività comunicativa e medica che è stata realizzata. In questo momento lavorare nel privato richiede una cura sempre maggiore dell’immagine del professionista. In Excelsa hanno dei contratti con i quali il professionista concede la gestione dei diritti di immagine. In questo modo si è creata una sinergia non solo dal punto di vista pratico per il lavoro che fanno in clinica, ma anche dal punto di vista comunicativo.
L’intento di Giacomo è di creare la “Guida Michelin” della chirurgia plastica e offrire agli utenti il servizio migliore possibile.

“Purtroppo, in giro c’è tanta approssimazione e l’idea che i clienti possano essere presi in giro è qualcosa di così poco etico dal punto di vista umano che per me è incompatibile con qualsiasi vita imprenditoriale di successo. Credo che si possa raggiungere il successo mettendo al centro la correttezza dal punto di vista professionale e etico. Non è necessario essere furbetti per fare business”.

Per rendere più chiara l’approccio dietro l’idea di Excelsa Giacomo ricorre ad un esempio. Quando si fa un intervento di mastoplastica additiva, normalmente un chirurgo ti fa una visita, ti prescrive degli esami e poi ti opera. In Excelsa, c’è un team di medici, tra cui un senologo. Prima di fare un intervento di mastoplastica additiva sostieni una visita senologica per capire lo stato di salute del seno. Lo stesso accade quando si fa un controllo. Quindi quando si fa un intervento di estetica, in Excelsa il primo passo è mettere al centro la sicurezza clinica del paziente. Questa cosa, sostiene Giacomo, in Italia non esiste. Il chirurgo plastico, di solito, dice “io sono un chirurgo plastico, non un senologo, se la signora vuole occuparsi del suo seno dal punto di vista della salute non deve venire da me ma andare dal senologo”. Il paziente questo in genere non lo sa, mentre nei laboratori di Excelsa la regola è: prima la salute e poi l’estetica.
Per Giacomo non è possibile portare avanti un progetto di impresa senza etica. Non crede che ci si possa arricchire sulle spalle dei pazienti senza onestà, professionalità e rispetto. Se non si hanno i valori giusti si finirà per perdere la spinta dettata dal solo guadagno. Secondo Giacomo il guadagno è un aspetto importate del lavoro, ma il carburante che ti spinge ad innovare, a cambiare rotta, a scoprire nuove strategie non è il denaro, ma i valori e l’atteggiamento (vince chi si impegna di più e rispetta quei valori).

“In Italia quando nasci ti mettono su un binario. Le storie più interessanti in tema di innovazione e di idee sono quelle di chi è uscito dai binari e ha trovato un percorso alternativo. Questa cosa la sento molto mia. Sono andato spesso in conflitto con la mia famiglia, con gli amici e le persone con cui mi confrontavo, perché io non sono mai voluto andare sui binari e questo sconcertava. Io vengo da una famiglia molto tradizionalista. Mia madre è un’insegnante, e quindi il classico dipendente pubblico con una forma mentis molto rigida per cui l’imprenditore è visto come un pazzo, uno stralunato. Anche mio padre è un dipendente pubblico. Per entrambi l’attività imprenditoriale è fuori dalla norma. Purtroppo se sei in Italia e hai questa tendenza ti mancano i modelli con cui confrontarti. Per fortuna il mondo digitale ha avuto il merito di aprire la conoscenza e di allargare a tutto il mondo la ricerca di modelli di riferimento. Questo può favorire la possibilità di trovare il coraggio di uscire dai binari, di far sentire chi è diverso che non è solo.
Ogni volta che ho abbandonato qualcosa di sicuro la mia vita è sempre migliorata; si è complicata ma ho sempre fatto un passo in avanti. Sono voluto uscire dalla zona di confort e mi sono voluto complicare la vita. Se fossi rimasto nella prima clinica avrei potuto godere di un successo dal punto di vista economico (nell’immediato), ma avrei dovuto inquinare la mia eticità, la mia visione del lavoro e dell’impresa. Questo compromesso, che non ho accettato, è quello che mi ha spinto a cambiare. Sono contento di aver fatto questa scelta”.

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Idee da ricordare

Essere imprenditore vuol dire vivere una trasformazione interiore, per cui diventa centrale la volontà di contribuire allo sviluppo di un progetto, che senti tuo e che hai voglia di far crescere.
Le idee imprenditoriali nascono dal confronto, dal dialogo, in maniera quasi inaspettata.
Fare impresa vuol dire costruire una squadra, mettere insieme le persone in base ai valori ed alle competenze.
Per far funzionare un’impresa la comunicazione è fondamentale. Il successo, però, è dovuto alla capacità di sviluppare una comunicazione innovativa. Bisogna imparare a ragionare fuori dagli schemi per farsi notare.
Mettere al centro del progetto imprenditoriale il cliente aiuta a strutturare un’offerta in grado di soddisfare i suoi bisogni. Il successo del progetto di impresa ha senso se viene portato avanti con correttezza, etica e rispettando il cliente.
Per essere innovativi come imprenditori bisogna avere la capacità di uscire fuori dai binari, non seguire la corrente, e guardare da prospettive diverse.

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* Roberto Celentano, dottorato in Economia dell’ambiente e dello sviluppo, si occupa di ricerca in economia e di valutazione. Da diversi anni collabora conA Colorni-Hirschman International Institute”.